Ceramica a vernice nera: origine e tecnica di realizzazione


Introduzione


La ceramica a vernice nera nasce come imitazione della ceramica a vernice nera attica, diffusasi in tutto il bacino del Mediterraneo a partire dal IV sec. a.C. fino alla sua graduale scomparsa agli inizi del I sec. a.C., sostituita dalla ceramica sigillata.
Le prime testimonianze in Italia (Apulia e Campania) vengono definite "precampane" e sono delle imitazioni attiche di vasellame da mensa e piccoli recipienti votivi, caratterizzati da una vernice fine e omogenea. Successivamente una grande quantità di officine principalmente nel centro-sud della penisola  elaborarono diverse tipologie, classificate in vario modo dagli archeologi nel corso degli anni (Lamboglia, Morel), ai quali si fa riferimento per approfondimenti nella bibliografia di questo articolo.
Le caratteristiche funzionali ed estetiche della ceramica a vernice nera sono il colore nero molto brillante, talvolta con riflessi iridescenti che la fanno assomigliare ad un materiale metallico, ma soprattutto l'impermeabilità, che la rende adatta a contenere cibi e liquidi: probabilmente questo è il motivo per cui venivano realizzate principalmente suppellettili da mensa con questa tecnica.

Come si realizza

La vernice nera è una tipologia di ceramica alla quale viene applicato un rivestimento esterno più o meno coprente, che in fase di cottura assume la colorazione nera. Il rivestimento è costituito da una miscela argillosa, secondo alcune teorie della stessa origine di quella con cui è stato realizzato il manufatto, ma depurata accuratamente in acqua per ottenere una miscela particolarmente ricca di ossidi e idrossidi di ferro. Questo composto veniva quindi applicato sul vaso crudo o essiccato, fino a ricoprirlo completamente: per questa operazione si faceva uso della tecnica dell'immersione, del pennello o di entrambe le tecniche combinate. Talvolta, alcune ceramiche presentano dei segni di sgocciolamenti dovuti ad una scolatura frettolosa, oppure segni di correzioni a pennello, o ancora tracce di copertura non uniforme: queste imprecisioni probabilmente erano dovute ad una produzione in serie nella quale il controllo di qualità non era estremamente accurato, oppure alla semplice inesperienza del vasaio.
In seguito l'oggetto così trattato veniva posto in cottura in fornace a fiamma diretta, con temperatura massima di 900-950 °C: attorno alla temperatura massima venivano poi aggiunte frasche e arbusti verdi che creavano una forte atmosfera riducente, grazie alla generazione di grandi quantità di fumo. In queste condizioni la vernice assume la tipica colorazione nera, per un fenomeno di riduzione chimica, che determina non solo il colore, ma anche la coesione con la struttura sulla quale è applicata, la lucidità e la porosità, che diventando minima garantisce un buon grado di impermeabilità. Durante la cottura è possibile intervenire sulla qualità della vernice aumentando l'efficacia dell'atmosfera riducente e i tempi di esposizione alle massime temperature.
Il raffreddamento avviene in ambiente ossidante: la vernice nera, quando ricopre uniformemente la superficie dell'oggetto, grazie alla sua impermeabilità "isola" la struttura e la protegge da una riossidazione, che tenderebbe a riportare il colore su tonalità brunastre: ecco spiegato il motivo di tonalità brunastre più o meno tendenti al rosato in alcuni oggetti non uniformemente ricoperti di vernice.

Alcuni esempi fotografici


Kantharos a vernice nera, fine IV - inizi III sec. a.C., Campania [fonte della foto: http://www.bdp.it/]


Coppetta a vernice nera, metà del IV - fine III sec. a.C., Maccagno (VA) [fonte della foto: http://www.lombardiabeniculturali.it/]


Anfora attica a vernice nera, seconda metà del V sec. a.C., provenienza sconosciuta (greca o forse magno-greca) [fonte della foto:
http://informa.comune.bologna.it/]

Alcune riproduzioni di ceramiche a vernice nera possono essere viste nella sezione BANCHETTO



Bibliografia

- Dizionario illustrato della civiltà Etrusca; Mauro Cristofani; Giunti Editore; 1985
- La ceramica in archeologia, 2: antiche tecniche di lavorazione e moderni metodi di indagine; Ninina Cuomo Di Caprio; L'Erma di Bretschneider; 2007

Per approfondire riguardo le classificazioni proposte:
- Per una classificazione preliminare della ceramica campana, in Atti del primo congresso internazionale di Studi Liguri; N. Lamboglia; Bordighera; 1952
- Céramique campanienne: les formes; J.P. Morel;  Ecole Francaise de Rome; 1981


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