Cucina: alari, spiedi, coltelli, accessori da cucina antichi


GRIGLIA PICENA



Griglia lavorata a freddo interamente ad incastro senza l'ausilio di saldature moderne, su modello di un reperto custodito al museo Archeologico di Ancora. Da una visita al suddetto museo, ho ricavato ad occhio misure, spessori e forma, riportandoli il più fedelmente possibile su un disegno fatto a matita.
Da un'analisi visiva l'originale sembra formato da due lati della griglia ciascuno con una coppia di "gambe" in un unico pezzo (mentre nella mia ricostruzione le gambe sono aggiunte in seguito mediante un ribattino), gli altri due lati forse sono stati saldati con forgia ai precedenti e le componenti che formano la griglia vera e propria (8 in totale a sezione tonda) sono state aggiunte ad incastro in appositi fori realizzati su due lati.
Anteriormente la griglia è provvista di una sorta di maniglia, che ho realizzato anch'essa ad incastro presumendo che l'originale fosse anch'esso applicato in questo modo.
Purtroppo non ho una testimonianza fotografica dell'originale in quanto non ho potuto fare foto, le aggiungerò se riuscirò a farne in futuro o reperirle da qualche libro.
Su internet si trovano fotografie di altri esempi di graticole simili, presenti in ambiti differenti, a testimonianza dell'importanza del banchetto presso i popoli antichi.


EVIDENZE STORICHE
Spulciando qualche libro ho trovato alcune evidenze storiche sull'uso di graticole (in latino craticula), qui sotto elencate:

Necropoli lucana di Roccagloriosa, tomba n° 2 datata al 360 a.C. [tratto da "Gli Etruschi maestri di idraulica" di Margherita Bergamini, Electa editore]

Colle del Capitano, Monteleone di Spoleto, tomba del carro. Gli accessori relativi alla pratica del banchetto balzano all'attenzione per la loro sontuosità e ricchezza. Tra gli utensili in ferro vi sono un tripode, numerosi spiedi, una coppia di alari ed una graticola. [tratto da "Carri da guerra e principi etruschi: catalogo della Mostra", di Adriana Emiliozzi].


Modello di graticola da Pompei [fonte della foto: internet]





COLTELLO PICENO




Alcune tombe Picene hanno restituito varietà differenti di coltelli: ne sono esempi le tombe 95 e 69 di Campovalano (vedi foto), che hanno restituito una tipologia di coltello abbastanza simile sia nella forma che nelle dimensioni. Realizzati in ferro, hanno lunghezza (totale) che si aggira attorno ai 250 mm, larghezza di circa 25 mm realizzati in ferro con dorso e tagliente leggermente curvi, immanicatura presumibilmente in legno non conservatasi.
Il reperto che ho riprodotto è custodito nella sala 22 del museo archeologico di Ancona, e fa parte di un corredo tombale maschile.
Il coltello presenta una lama non uniforme in larghezza: partendo dal codolo e proseguendo verso la punta, si nota un allargamento della lama verso i 2/3, utile forse per migliorare l'azione di taglio.
L'immanicatura è assente, probabilmente realizzata con materiale deperibile quale legno, corno, osso o cuoio. Anche il sistema di fissaggio di un'eventuale immanicatura non è visibile, nella ricostruzione ho ipotizzato la presenza di un paio di ribattini che stringano le due guancette di legno attorno al codolo del coltello.
Purtroppo non è possibile sapere con quale tenore di carbonio sia stata realizzata la lama, nel dubbio ho utilizzato un acciaio al carbonio tipo C70, molto buono anche nel caso in cui si voglia affilare il coltello per un suo utilizzo.
Riguardo al manico, è stato realizzato in legno con due ribattini in ottone, con semplici incisioni a punti e linee intrecciate a rete.
Le dimensioni della lama sono lunghezza 125 mm, larghezza circa 20 mm, spessore 2 mm, mentre quelle del manico sono lunghezza 90 mm e larghezza circa 20 mm al centro, fino a 28 mm agli estremi.
Solitamente il diametro dell'immanicatura in un coltello, risulta maggiore al centro, dato che le dita della mano centrali sono quelle più lunghe; in realtà il reperto sembra mostrare una diminuzione del diametro proprio in corrispondenza del centro dell'impugnatura. Questa soluzione risulta un pò scomoda quando si stringe il coltello, ma riduce la possibilità che possa sfuggire dalle mani, proprio grazie all'aumento del diametro nelle parti esterne; per fare in modo che la presa sia il più confortevole possibile, occorre dimensionare accuratamente il diametro dell'impugnatura a seconda della mano dell'utilizzatore o secondo delle dimensioni "standard".



Il risultato è mostrato in foto, assieme al reperto in questione: esso mostra una forma più affusolata rispetto all'originale, le dimensioni sono state dedotte a occhio senza poterle prendere di persona quindi non possono essere esatte, tuttavia ho cercato di rispettare il più possibile le proporzioni.
Infine ho affilato il coltello con pietra e realizzato un semplice astuccio in cuoio con un laccio per fissare il coltello ed un passante per appenderlo ad una cintura.




COLTELLO DA MENSA GALLICO


Riproduzione di un coltello custodito presso il museo di Arcevia, appartenente alla tribù dei Senoni. Lama in acciaio C70 non temprata, spessore 3 mm, lunghezza 23 cm, larghezza al forte 5 cm, con codolo lungo 5 cm fissato tramite 4 ribattini in ferro.
Impugnatura in legno di quercia ricavata da un antico trave portante di lunghezza 13,5 cm.
Le proporzioni sono state ricavate dalla fotografia del reperto, la lunghezza è stata determinata ad occhio sulla base dell'osservazione del reperto originale.




Osservando il reperto, ho notato che nonostante la lama sia abbastanza integra, il codolo risulta essere estremamente corto: questo può essere stato causa di una maggiore degradazione e quindi la perdita di gran parte di esso, tuttavia ho ipotizzato la possibilità che il coltello originale sia stato dotato volutamente di un codolo molto corto, ipotesi giustificata anche dal fatto che vi sono ben 4 ribattini a fissaggio della lama con l'impugnatura di legno.
Per il fissaggio di un codolo molto lungo (quanto l'impugnatura, ad esempio), sarebbero bastati 2 ribattini disposti alle estremità, tuttavia in questo reperto i ribattini sono 4 e soprattutto sono concentrati tutti sulla parte anteriore dell'impugnatura, anche nella parte in cui la lama è più spessa.
Questa caratteristica è riscontrabile anche in altri reperti di coltello presenti nello stesso museo (vedi foto sotto), il che mi ha indotto a pensare che l'impugnatura non fosse a codolo pieno, ma comunque resa ben salda alla lama grazie ai 4 ribattini concentrati nella parte anteriore.



La riproduzione realizzata con queste caratteristiche ha dimostrato la solidità del tipo di fissaggio ipotizzato, infatti le due guancette di legno, una volta fissate con i ribattini di ferro, sono risultate essere molto ben ancorate alla lama e prive di qualunque "gioco".
Il contesto nel quale sono stati trovati i coltelli lascia facilmente ipotizzare che siano strumenti da mensa e non da guerra, essendo appunto stati ritrovati assieme ad altri oggetti quali spiedi, griglie e vasellame da mensa.





BOTTI DI LEGNO

(RIPRODUZIONE A CURA DI ALTRI ARTIGIANI)



Botte in legno di Rovere con cerchi in ferro non zincato, munita di tappo nella parte superiore e utilizzabile come contenitore per il trasporto di liquidi quali acqua, vino, ecc.
La capacità è variabile a seconda della dimensione ed è disponibile da 5, 10, 15, 20 e 30 litri (nella foto 2 modelli da 15 litri).


EVIDENZE STORICHE


Rilievo con raffigurazione di una scena di alaggio (traino di una barca) su fiume, Cabrières d'Aigues, Francia, I sec. d.C.

Monumento sepolcrale di nave con carico di botti di vino, Noviomagus (odierna Neumagen), Germania, III sec. d.C.





ZUCCA A FIASCHETTO

Chiamata "zucca del pellegrino" o anche "zucca a fiaschetto" per la sua curiosa forma che richiama quella di un fiasco, è un frutto conosciuto già da Greci e Romani che ne utilizzavano la parte esterna (dura e legnosa) come contenitore, una volta svuotata del contenuto.
In antichità era conosciuta ed apprezzata anche a scopo alimentare, numerosi gli autori che parlano, alcuni apprezzandola, altri disprezzandola come cibo da plebei.



PREPARAZIONE

Una volta essiccata la zucca, viene praticato un taglio all'altezza del collo e con l'ausilio di un ferro curvo viene svuotato completamente il contenuto.
Per irrobustirla e dotarla di un appoggio stabile ed una impugnatura, ho utilizzato dei vimini intrecciati.





SPIEDI GALLICI





Fascio di spiedi realizzato sulla base di reperti gallici, relativi alla tribù dei Senoni. Realizzati in ferro, gli otto spiedi sono tenuti assieme da una staffa con mozzo e da 3 graffette, in caso di utilizzo è sufficiente estrarre le graffette dagli spiedi e il mozzo dalla staffa. Nella foto sottostante sono mostrati gli spiedi disposti su degli alari.
Qui sotto una foto durante la lavorazione





EVIDENZE STORICHE

Il reperto dal quale è stato fatto maggiormente riferimento è attualmente in esposizione alla mostra "Piceni e Celti lungo le rive del Giano".



Il reperto mostra dei fori nella staffa che io non ho fatto e un anello di ferro nel mozzo, che non ho applicato. Numero di spiedi e di graffette è coerente col reperto, così come le dimensioni (ricavate a occhio e con l'ausilio degli scritti di E.Brizio)




(COMMISSIONE PRIVATA)



Spiedi realizzati sulla base di reperti gallici, su modello dei ritrovamenti di Monte Bibele (BO). Gli spiedi sono realizzati in ferro con parte terminale aggiunta mediante saldatura su forgia, con tecnica della bollitura. Un possibile utilizzo degli spiedi è mostrato nelle foto relative agli alari ritrovati nella medesima area archeologica.




ALARI GALLICI






Alari realizzati sulla base di reperti gallici, relativi alla tribù dei Senoni. Realizzati in ferro con un corpo centrale al quale sono incastrati e ribattuti i piedi, proprio come si nota dal reperto originale.  Le misure e le proporzioni sono state prese a occhio con l'ausilio anche di foto e degli scritti di E.Brizio.
Questa ricostruzione è sprovvista di una parte che è visibile solo a frammenti nei reperti, ovvero una ulteriore banda metallica sotto la struttura principale, che non è stata realizzata.



(COMMISSIONE PRIVATA)




Alari realizzati sulla base di reperti gallici, su modello della coppia ritrovata presso l'abitato di Pianella di Monte Savino (BO), attualmente custodita al Museo di Monterenzio (BO). Realizzati in ferro da 8 elementi forgiati separatamente e tenuti assieme da due perni in ferro ciascuno. Nella foto sottostante è mostrata la possibile funzione della serpentina sottostante il corpo principale, nella quale possono essere sistemati 9 spiedi anch'essi realizzati a mano sulla base di ritrovamenti custoditi presso lo stesso museo.






OLLE




Realizzate al tornio e impermeabilizzate sia internamente che esternamente con cera d'api, perfettamente funzionali ed utilizzabili. E' possibile utilizzare un tappo di sughero per chiuderle ed utilizzarle come recipienti per trasportare/conservare alimenti.
Realizzate in 2 dimensioni:
- piccole: diametro 10 cm, altezza 12 cm circa
- grandi: diametro 14 cm, altezza 17 cm circa

EVIDENZE STORICHE

Di forme e dimensioni differenti, questo tipo di olle semplici e solitamente poco rifinite erano molto utilizzate in antichità, anche se la quantità in esposizione nei musei può trarre in inganno circa la loro diffusione, in quanto solitamente si preferisce esporre ceramica decorata o di qualità superiore piuttosto che comuni oggetti da cucina in ceramica grezza.
Alcuni recipienti, realizzati con impasti termoresistenti, avevano la specifica funzione di cottura degli alimenti: nei musei è ancora possibile vedere le superifici annerite proprio dal fuoco.
Talvolta olle di piccole dimensioni vengono anche classificate come bicchieri, probabilmente perché si ipotizza che quello potesse essere il loro uso, mentre quelle di dimensioni più grandi, che potevano anche superare il metro di altezza e di circonferenza massima, vengono chiamati dolia, e sono adibiti alla conservazione di grandi quantità di alimenti.


Olla in rozza terracotta,
Macerata Feltria (PU), Museo Civico.


Bicchiere in ceramica comune, Acqualagna (PU), Museo Antiquario.


Grande dolio in terracotta, Falerone (FM), Museo Civico.



 









Commenti

avatar Guido "Gowen" Pecorelli
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Ottima riproduzione, solida e maneggevole, presenta tutte le caratteristiche di semplicità e funzionalità che sono proprie di un oggetto creato per esser attivo e non solo da "mostra"
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avatar Adiatorix
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Gli alari e gli spiedi gallici sono perfetti!!!!
Complimentoni!
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