Arceria: punte di freccia da caccia e da guerra, frecce, faretre, parabraccia


FARETRA DA CINTURA



Faretra in cuoio cucita a mano con filo cerato, con passante per la cintura non inclinato, quindi può essere indossata sia al fianco destro che sinistro. Realizzata su ispirazione di dipinti medievali (vedi sotto). La capienza è di circa 20 frecce.

FARETRA DA SPALLA



Faretra in cuoio cucita con filo di cuoio e provvista di cinghie per essere indossata a tracolla. Una terza cinghia viene utilizzata per tenere la faretra perfettamente parallela al corpo, facilitando l'estrazione delle frecce, che si trovano verticali proprio dietro la spalla dalla parte in cui si incocca.
Realizzata su ispirazione di bassorilievi antichi (vedi sotto).
La capienza è di circa 20 frecce.

FARETRA DA SPALLA (DA CACCIA)



Faretra in cuoio e stoffa cucita con filo cerato e provvista di cinghie per essere indossata a tracolla. Come nel modello precedente, il sistema di cinghie provvede a tenere le frecce verticali proprio dietro la spalla del braccio che incocca, facilitando l'estrazione.
Realizzata senza nessun riferimento storico.
La capienza è di circa 3-5 frecce, appositamente voluto perché essendo pensata per un uso venatorio, poche frecce sono più che sufficienti in quanto dopo ogni tiro si suppone che la freccia possa essere recuperata. Internamente le frecce sono contenute in una sacca di cuoio, nella quale si possono chiudere tutte le frecce ed evitare di rovinarle muovendosi nella boscaglia.



EVIDENZE STORICHE

Numerosi bassorilievi, vasellame, statue e più in generale reperti antichi mostrano arceri nell'atto di scoccare frecce, tuttavia solamente una piccola parte di queste testimonianze includono elementi per stabilire le caratteristiche di una faretra.

Rilievi su pietra nella da Persepoli (Iran), VI sec. a.C. Si distinguono chiaramente arceri con faretre indossate a tracolla e arceri con gorytos (sacca contenente arco e frecce, indossata alla vita).

Scene di caccia al leone del re Assiro Assurbanipal 645-635 a.C., Nineveh, Iraq [fonte della foto: http://www.flickr.com/photos/libyan_soup/]

Arcere Sciita scalzo vestito con kidaris (tipico cappello con due lunghi lembi), tunica, gorytos (sacca porta arco), che impugna un'ascia e un arco. Anfora attica a figure rosse, 500 a.C. [fonte della foto: internet]

Opliti greci con scudo tondo (hoplon) e arceri sciiti che stanno scoccando frecce, VI sec. a.C. (?) [fonte della foto: internet]

Arcere sciita, anfora attica a figure rosse, 510-500 a.C. [fonte della foto: internet]

pettorale sciita in oro, metа del IV sec. a.C. da Kurgan Tolstaja Mogila presso Ordzoninidze (Ucraina) [fonte della foto: internet]

Decorazione in lamina d'oro di faretra, raffigurante scene dalla vita di Achille, terzo quarto del IV sec. a.C., Chertomlyk (nord Ucraina) [fonte della foto: internet]

pettine d'oro con sciiti in battaglia, tardo V-IV sec. a.C.

Due turcassi (kirban e terkesh), uno in cuoio, velluto e argento; l'altro in cuoio, velluto, ottone in lamina e filo d’argento; epoca Ottomana, XVII secolo, Anatolia, custoditi nel Museo Civico Medievale di Bologna.
I turcassi più grandi venivano impiegati per deporvi l’arco giа armato e dunque pronto per l’uso con il lato lungo e dritto che corrisponde alla posizione della corda. Gli oggetti più piccoli – non di rado con un rinforzo interno in legno – servivano per le frecce. Il kirban di Bologna, con velluto rosso acceso e applicazione di piccole lamelle d’argento a decoro floreale alternate a disegni di arabesco più grandi è indubbiamente molto elegante e con il motivo reiterato esemplifica bene uno degli stili prediletti dagli ufficiali e dai funzionari di corte. L’altro stile è qui rappresentato dal terkesh con un’esuberante e suntuosa decorazione di boccioli e infiorescenze applicate in filo d’argento e con piccole borchie in lamina di ottone. In entrambi i casi il repertorio è quello tipico del Seicento Ottomano. Ottimi raffronti sono nella collezione del Badisches Landesmuseum di Karlsruhe.

Arco composito o soriano (yayin) in legno, corno, tendine e pittura policroma laccata su pelle; epoca Ottomana, XVII secolo, Anatolia, custodito al Museo Civico Medievale di Bologna.
L’arte di scoccare la freccia dall’epoca dei Parti in poi è sempre stata una capacità particolarmente apprezzata nelle terre d’Oriente, una tradizione talmente consolidata che nemmeno l’introduzione delle armi da fuoco è servita a scalzarla, essendo questa abilitа parte integrante dell’addestramento di ogni nobile guerriero musulmano. Gli Ottomani, turchi eredi delle potenti tribù nomadi d’Asia Centrale, apprezzarono sempre molto gli arcieri e all’arco composito (yayin) hanno dedicato grande attenzione tecnica, nella scelta dei materiali, e artistica nella decorazione estremamente raffinata dipinta su carta o pergamena, poi impermeabilizzata attraverso una spessa vernice trasparente (una laccatura) opportunamente applicata alla superficie. L’ornamentazione dell’arco con sottili racemi floreali è tipica del miglior repertorio artistico miniaturistico, in particolar modo dei disegni marginali dei manoscritti e delle rilegature, anch’esse laccate, dei codici. Proveniente dal Museo Cospiano o dalla Raccolta Marsili.

Particolare della Colonna Traiana raffigurante un arcere siriano, II sec. d.C., Roma [fonte della foto: http://www.romanarmy.net/hamians.htm]

Coppia di elmi sciiti, riferibili alle raffigurazioni della colonna traiana (vedi foto sopra). [fonte delle foto: http://www.romanarmy.net/hamians.htm]

pietra tombale del II sec. d.C. dal forte a Housesteads sul Vallo di Adriano, probabilmente raffigurante un arcere siriano vestito alla maniera occidentale (con tunica) [fonte della foto: http://www.romanarmy.net/hamians.htm]





PUNTE DI FRECCIA EUROPEE DI DIVERSI PERIODI

Realizzate con inserto a cannone interamente a mano, con forgia a carbone, vengono fissate all'asta grazie all'uso di colla o resina.









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