Graffione, collezione Pansa (CH)

Graffione o Kreagra, strumento in bronzo fornito di sette ganci (rebbi) incurvati verso l’interno, fissati ad un’immanicatura a cannone tramite un anello. Di interpretazione controversa, in passato interpretato come porta-torcia o strumento da tortura, l’ipotesi più accreditata è quella di utensile da cucina, utilizzato per infilzare pezzi di carne o recuperarli dal calderone; quest’ultima è avvalorata dalla raffigurazione in uno stamnos vulcente attribuito al Pittore di Hephaisteion (470 a.C.), che raffigura Medea e una figlia di Pelias ai lati di un calderone mentre sta per essere bollito un capro. Si diffonde principalmente in Etruria e da lì in area Picena (Numana), strumenti di foggia analoga sono documentati anche in ambito culturale La Tène.

 

Evidenze storiche

 

 

 

Collezione Pansa, Museo Archeologico d’Abruzzo, Chieti

La Collezione Pansa fu lasciata in eredità al Museo Nazionale per volere dell’ avv. Giovanni Pansa, avvocato di Sulmona e grande collezionista di antichità. Purtroppo molti dei reperti entrati nella collezione sono, come in questo caso, senza dati di contesto: pertanto non è nemmeno certo che il reperto sia di provenienza abruzzese.

3 commenti su “Graffione, collezione Pansa (CH)”

  1. ps per Direttrice o Sovrintendente di allora,intendo quella del Museo di Villa Giulia di Roma.perdonate gli errori presenti ne messaggio,non potendo piu’apportare correzioni.distinti saluti

  2. lo strumento da voi chiamato graffione o portatorce non puo ‘ essere logicamente tale in quanto l’uso e’ ben altro e tutta la documentazione da me prodotta fu a suo tempo presentata,sia a livello grafico che fotografico alla direttrice osovrintendente di allora che volle avere un colloquio con me ,ammettendo era molto probabile che l’uso fosse quello da me compres ma….ci voleva una garanzia ,quella di un archeologo che avallasse la mia scoperta”avallo” di uno di coloro che per secoli non ebbe l ‘intuito di comprenderne l’uso.archeologi ne conoscevo e con questi ho pur e collaborato ma io,non loro avevano capito l’uso di un non piccolo strumento di bronzo,presente nei musei di tutta l’Italia centrale,cominciando da Villa Giulia.Senza ombra, alcuna, di dubbio tutti coloro che dovessero sottoporre alla propria attenzione la mia documentazione, non possono ammettere che finalmente il suo mistero e’ risolto ma chi e’ addentro all’ archeologia sa benissimo che le formalita’sono tante e passa la voglia di star dietro a tale burocrazia. Comunque pur sapeendo che e’ difficile che qualche 2burocete da museo o addetto ai Beni Culturali si impicci della cosa,inviai ai piu ‘importanti musei del centro Italia,anche ai 2Vaticani”,la documentazione….senza risposte e questo accadde pure per i due periodici italiani di Archeologia.Ho amato l’Arte l’ho prodotta e la produco e pure l’ho insegnata per 35 anni …e forse qualcosa l’ho capita pure io,a differenza di qualche “luminare ” non ILLUMINATO Consapevole che pue nel campo dell’Archeolgia,dei Beni Culturali esistano persone particolarmente “dotati ,saro’lieto di avere positiva risposta, cosi ‘ che un errore presente su testi,internet, Musei,dopo secoli venga eliminato,corretto…eppur la scienza non dovrebbe sbagliare …..non ho problema a ricevere telefonata 3471226383

    1. Gent.mo Gustavo,
      grazie del tuo intervento, posso chiederti dove trovare la documentazione di cui parli? Sarei molto interessato, io nell’articolo mi sono limitato a riportare informazioni reperite sulla bibliografia in mio possesso, la principale delle quali è questa:

      La raccolta Giacinto Guglielmi, Parte 2, Maurizio Sannibale, L’ERMA di BRETSCHNEIDER, 2008

      Sarei lieto di integrare tali informazioni con quelle da te citate.

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